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IL MONDO EOLICO. ORIGINI E PROSPETTIVE

I primi mulini a vento europei pompavano acqua o muovevano le macine per triturare i cereali; in Olanda erano utilizzati per pompare l'acqua dei polder, migliorando notevolmente il drenaggio dopo la costruzione delle dighe. I mulini olandesi erano i più grandi del tempo, divennero e rimasero il simbolo della nazione. Questi mulini erano formati da telai in legno sui quali era fissata la tela che formava così delle vele spinte in rotazione dal vento.

Nel corso del XIX secolo entrarono in funzione migliaia di mulini a vento sia in Europa, sia in America, soprattutto per scopi di irrigazione. In seguito, con l'invenzione delle macchine a vapore, vennero abbandonati per il costo del carbone, allora a buon mercato. Negli anni settanta l'aumento dei costi energetici ha ridestato l'interesse per le macchine che utilizzano la forza del vento; così, molte nazioni hanno aumentato i fondi per la ricerca e lo sviluppo dell'energia eolica. Tra il 2000 e il 2006, la capacità mondiale installata è quadruplicata. Nel 2005 la nuova potenza installata è stata di 11.000 megawatt, nel 2006 di 15.000 e nel 2007 di 20.000 megawatt. Nonostante la crisi economica, il 2008 è stato un anno record per l'energia eolica, con oltre 27.000 megawatt di nuova potenza installata in tutto il mondo.

Pale eoliche

Questa crescita esponenziale ha portato ad avere già alla fine del 2008 una potenza cumulata totale di oltre 120.000 megawatt, producendo elettricità pari ad oltre l'1,5% del fabbisogno mondiale di energia, e si prevede che già alla fine del 2009, si possa arrivare al 2%. Con questi alti tassi di crescita si stima che ogni tre anni si possa incrementare di 1 punto percentuale la copertura del fabbisogno mondiale di energia tramite questa fonte di energia (Wikipedia).

23 febbraio 2010 – Il potenziale eolico degli Stati Uniti è persino maggiore rispetto a quanto stimato finora. E’ quanto emerge da un monitoraggio effettuato dal National Renewable Energy Laboratory (NREL), uno dei maggiori centri di ricerca del Dipartimento dell’Energia USA, in collaborazione con AWS Truewind (una società specializzata in valutazioni meteorologiche). Insieme si sono concentrati sul potenziale della risorsa eolica nell’entroterra degli Stati Uniti. La ricerca, realizzata nell’ambito del programma “Wind Powering America” del dipartimento, è stata espressamente finalizzata a fornire un quadro di valutazione complessivo a supporto delle politiche federali e statali di sviluppo del settore. Sono state elaborate mappe anemologiche per ciascuno Stato considerando i territori giudicati idonei allo sviluppo eolico (escludendo, ad esempio, le aree protette, i crinali ripidi e le zone umide e quelle urbanizzate), con valutazione delle potenzialità dei venti ad un’altezza compresa tra 80 e 100 metri dal suolo.

Risultato: le nuove stime valutano in 10,5 milioni di MW il potenziale eolico del Paese (inteso come fattore di capacità lorda, cioè senza considerare alcuna perdita) all’altezza di 80-100 metri alla quale è oggi posizionato il mozzo della maggior parte dei nuovi aerogeneratori, concentrato prevalentemente in dieci stati: Texas, Kansas, Montana, Nebraska, South Dakota, North Dakota, Iowa, Wyoming, Oklahoma e New Mexico.

Da precedenti valutazioni del Doe, il potenziale eolico (valutato a 50 metri di altezza dal suolo) aveva raggiunto circa 7,5 milioni di MW, pari a una produzione di quasi 11 miliardi di kWh. Le nuove stime fanno dunque in gran parte affidamento ai progressi ottenuti negli ultimi anni nelle tecnologie su cui si basano gli aerogeneratori e sulla possibilità di catturare venti a un’altezza maggiore grazie all’utilizzo di torri più alte.
“Ipotizzando di installare impianti eolici con l’obiettivo di sfruttare l’intero potenziale nazionale - ha sottolineato l’American Wind Energy Association – si arriverebbe a produrre quasi 37mila miliardi di kWh, ovvero a nove volte i consumi elettrici attuali degli Usa”. Un potenziale appena intaccato dal momento che oggi negli Usa sono installati “appena” 35 GW.